Quei giovani soli e la fine del sogno americano

di Chiara Cecchini (da Il Velino, 21 luglio 2010)

L’affacciarsi sulla scena di un’esordiente è sempre intrigante: la scoperta di una nuova personalità, la curiosità di leggere e vedere poi magari confermati i nostri personali pregiudizi. Ma un esordio come quello di Claudia Durastanti con “Un giorno verrò a lanciare sassi alla tua finestra” (Marsilio) riesce a spiazzare, fin dalle semplici note della sua biografia. Ventiseienne nata a Brooklin da generazioni di emigranti lucani, Durastanti è tornata a vivere in Italia agli inizi degli anni ’90 ma sembra non aver mai lasciato l’America, portandosi dietro lingua, cultura, letteratura, musica. Un legame inalterato ma più di tutto il bisogno, “l’idea di restare fedele al percorso che la mia vita avrebbe potuto intraprendere”, come dice l’autrice.

Il libro racconta trent’anni di storia americana, dalla fine degli anni ‘70 ai primi del Duemila, attraverso le vicende di otto personaggi tra Manhattan, la provincia del New Jersey e il profondo sud dell’Arkansas, con la musica a fare da filo conduttore. Il loro mondo deve essere più grande del loro salotto borghese, la loro vita spinta al massimo alla ricerca di qualcosa al di fuori dell’ordinario; generazioni diverse fra loro che si condannano ancora e sempre all’anticonformismo e ai sogni infranti, prigionieri di una gabbia dalla quale tentano disperatamente di sfuggire per cadere poi dentro un altro tipo di reclusione. Una rappresentazione della ribellione giovanile che risente immancabilmente delle influenze culturali della beat generation ma ancora di più di quella che l’autrice definisce nel libro “fase Kurt e Courtney”.

Delle tante coppie che si formano nel corso del romanzo, solo di una riusciamo a sapere quale sarà il futuro nella maturità, lasciando aperta la porta alla speranza. Jane e Michael si incontrano, si amano e si lasciano ai tempi di Patti Smith e di “Interview” per poi ritrovarsi quasi vent’anni dopo, finalmente adulti, a fare i conti con i proprio sogni. Delle altre vedremo solo pochi scorci, esistenze irrisolte che sembrano girare a vuoto senza una meta reale. Alcuni si arrenderanno, altri proseguiranno le loro esistenze al limite e altri ancora si bruceranno definitivamente.

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