La fontana dei libri in via degli Straderari a Roma

I tesori delle librerie del centro storico: viaggio tra i libri e i suoi personaggi

di Chiara Cecchini (da Romatoday, 17 novembre 2011)

In un mondo sempre più frenetico nel quale anche la lettura è diventata “fast” e i libri sono “instant”, nel centro della Capitale esistono ancora delle oasi librarie nelle quali è possibile trovare refrigerio e calmare la propria sete di cultura. Su via del Pellegrino, fino a poco tempo fa si susseguivano una dopo l’altra una libreria dedicata allo yoga e alla meditazione, un’altra specializzata sul ‘900, un’altra sull’archeologia e una sui viaggi. La “Libreria del Viaggiatore” da più di vent’anni concretizza “l’idea del libro come strumento di viaggio nello spazio della libreria che diventa un punto di partenza per viaggiare”, dice Bruno, uno dei fondatori di questo “emporio di idee avventurose”, una clientela affezionata spesso conquistata tramite il passaparola e la certezza di poter trovare sempre ciò che si cerca. Ora la geografia della via è un po’ cambiata, qualcuna ha chiuso, una ha aperto puntando di più su binomio libri-wine bar, qualcun’altra si è trasformata in franchising con Mondadori e qualcun’altra ancora si è trasferita un po’ più in là, come segnalano i cartelli scritti a mano de “La grotta del libro”, ora in via dei Cappellari.

Cambiano i luoghi ma fortunatamente non le persone. Stefano “Nuccio” Di Maggio (nipote di Joe e quindi nipote “acquisito” di Marilyn Monroe), una vita passata tra i libri, è ancora il responsabile della libreria e continua a occuparsi di archeologia, architettura e arte, per quello che è un punto di riferimento per cultori della materia, appassionati e studenti d’arte (che nonostante gli sconti provano ogni tanto a far scivolare un catalogo d’arte nella borsa). Ma oltre ai libri c’è di più: entri per fare un giro e ti ritrovi a parlare di come è cambiata Roma negli anni, ti vengono svelati i segreti del mondo dell’editoria da chi vi lavora da più di sessant’anni, vieni coinvolto in una discussione filosofica sul senso della vita e dei rapporti personali con un cliente appena entrato.

È l’amore per i libri e per la cultura che muove tutte queste persone. Il libro non è solo un prodotto da piazzare sullo scaffale per attirare il lettore (per quanto appassionato, nessun libraio può permettersi il lusso di ignorare le leggi del mercato, oggi più che mai) ma è anche oggetto d’amore e follia. Ritrovarsi fra le mani una copia di “Fiesta” autografata da Hemingway (che si autotraduce firmandosi Ernesto) o essere così fortunati da avere, tra gli altri cimeli, per ben due volte una prima edizione de “Il Gattopardo”, sono cose che fanno la gioia dei librai di Tara: libreria piccolissima, un corridoio lungo e stretto coperto di libri e in fondo una scrivania e un computer dal quale controllano gli oltre 18mila titoli in magazzino e rispondono con cortesia e competenza a qualsiasi richiesta, da quella dello studente che ricerca il libro a metà prezzo a quella del collezionista più esperto. L’importante è far circolare i libri, la soddisfazione è quella, ma a volte c’è il rimpianto di aver potuto godere di un tesoro solo per poco tempo.

È in librerie come queste che si alza la media nazionale. Secondo i dati Istat, il 44,3 per cento della popolazione ha letto meno di tre libri nel 2010 mentre solo un misero 15,1 per cento supera la dozzina. Chi sceglie di entrare in una libreria indipendente piuttosto che in una megastore Feltrinelli, è solitamente un lettore “speciale”, alla ricerca di qualcosa di particolare, una vecchia edizione Einaudi come non ne fanno più o un saggio storico pubblicato nel 1967 e mai più ristampato. Il rapporto tra cliente e libraio cresce nel tempo e fa al di là della semplice fidelizzazione “economica” con buoni sconti, card e tessere varie. “Ho visto ragazzi venire qui da studenti e poi tornare una volta diventati ricercatori, professori, giornalisti”, ricorda Catia Gabrielli, combattiva responsabile della libreria Fahrenheit 451 a Campo de’ Fiori, nata nel 1989 e dedicata principalmente alle arti figurative. Pioniera negli orari di apertura serali, la libreria è un punto di riferimento culturale per il quartiere (e Giulio Einaudi veniva a curiosare tra i suoi scaffali), con una clientela attenta che sa cosa vuole e non si lascia scoraggiare dalla guerra degli sconti, preferendo comprare proprio qui per il piacere di farlo.

Roma ha il centro storico immenso e di librerie ce ne sono per tutti i gusti e per tutte le tasche. Dalle più specialistiche e monotematiche a quelle più generiche ma sempre con un fondo di particolarità che le rende uniche e care ai clienti: librerie storiche come “Tombolini” a via IV Novembre o “Cesaretti”, dietro il Collegio Romano dalla fine dell’800, o più recenti come la libreria internazionale “Il Mare”, dalla metà degli anni ’70 a via Ripetta. “Bibli”, “Remainders”: nel tempo molte hanno chiuso, strozzate dal caro-affitti, altre si sono ridimensionate o spostate poco più là. Girare un angolo della vecchia Roma, pregustando il piacere di entrare in libreria e trovarsi di fronte una saracinesca abbassata può far piangere e ogni libreria che chiude è una ferita per la città. Ma per ognuna di loro che non ce la fa, altre resistono, portando avanti una battaglia per la cultura contro l’omologazione del libro da supermarket che fa bene soprattutto al lettore e al cittadino.

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