David Bowie è tornato: ecco “The Next Day”

pubblicato su Today il 13 marzo 2013

È disponibile anche in Italia “The Next Day”, il nuovo disco di David Bowie.

Quando nel giorno del suo compleanno David Bowie pubblicò a sorpresa un nuovo singolo, annunciando così al mondo l’imminente uscita di un nuovo album a dieci anni da “Reality”, in molti si chiesero perplessi come sarebbe stato il ritorno del Duca Bianco.

Come si accoglie una leggenda del rock che, dopo un silenzio durato un decennio, seguito a due album mediocri e a un tour interrotto prematuramente per gravi problemi di salute, si rimette in gioco con un nuovo disco, spiazzante fin dalla copertina: un grande riquadro bianco che copre il volte di Bowie che campeggia sulla cover di “Heroes” e un tratto di penna che cancella il titolo dell’album mitico della triologia berlinese?

L’ascolto di “Where Are We Now” accese molte speranze, così come il successivo singolo “The Stars (Are Out Tonight)” (entrambi accompagnati da due videoclip geniali).

“The Next Day” segna l’ennesima rinascita di David Bowie, la dimostrazione che “Ziggy Stardust, il Thin White Duke, e il pazzo che ha cantato le canzoni di Natale con Bing Crosby sono coesistenti nello stesso cervello da decenni”, come ha detto Entertainment Weekly. Bowie ha scardinato regole, aspettative, preconcetti e si è presentato con un disco che, se da una parte sembra raccogliere insieme tutta la carriera di Bowie (stili, ritmi, tematiche, idee), dall’altro lo proietta verso il futuro grazie a un lavoro organico una freschezza che difficilmente ci si sarebbe aspettati, anche da un “mostro sacro” come lui.

Dentro “The Next Day” c’è tutta una vita (lo scorrere del tempo è il grande tema centrale dell’album), ma Bowie rifugge la nostalgia e l’autocontemplazione. Tutto è già sentito, tutto è molto “davidbowie” ma tutto è incredibilmente nuovo e rivisitato. Si va dalla batteria anni ’80 che accompagna la titletrack al sax che illumina “Dirty Boys”, dalle ballate ariose e tese come “Where Are We Now” a “You Feel So Lonely You Could Die” (che nel finale autocita la batteria di “Five Years”) agli echi dance di “Dancing Out in Space”. Ma ci sono le spettrali atmosfere berlinese in “Lost is Lost”, il rock anni Sessanta di “You Feel So Lonely You Could Die”, le sonorità ossessive di “How Does The Grass Grow” (che cita apertamente “Apache” degli Shadows), la spiazzante melanconia di “Valentine’s Day”, l’eroica “(You Will) Set The World On Fire” e la psichedelica “I’d Rather Be High”, fino all’ultima, durissima “Heat”.

Come tutti i bei dischi, “The Next Day” migliora ascolto dopo ascolto, lasciandosi ammaliare dalla voce camaleontica e emotiva di David Bowie: un artista che guarda sempre avanti, creatore e distruttore di se stesso, Dorian Gray “condannato” a non invecchiare mai e mutare sempre forma.

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