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“La schiuma dei giorni” di Boris Vian (ed. Marcos y Marcos)

«Buongiorno!» disse Chloé…
«Buong… Per caso lei è stata arrangiata da Duke Ellington?» domandò Colin… E poi fuggì, perché era convinto di aver detto una scemenza

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“La schiuma dei giorni” di Boris Vian

L’umanità si può dividere in due categorie: quelli che hanno letto e amato “La schiuma dei giorni” di Boris Vian e quelli che non sono riusciti ad andare oltre le prime pagine e devono ancora riprendersi dall’immagine del protagonista che di buon mattino si pettina davanti allo specchio e si taglia in obliquo le palpebre per avere uno sguardo più misterioso.

Questa infatti è la porta d’ingresso nel fantastico mondo de “La schiuma dei giorni”, che Vian ha popolato di giovani flâneurs carichi di dobloncini, cuochi sopraffini che cucinano anguille sbucate fuori dal tubo del lavandino, ragazze che ballano scatenate al ritmo del jazz, topi da compagnia, pianoforti che creano cocktail a tempo di musica e ninfee assassine che crescono nei polmoni.

Colin è un giovane e leggero ragazzo francese, dedito all’ozio e coccolato dall’immaginifico cuoco Nicolas. Il suo migliore amico è Chick, un fanatico delle opere di Jean-Sol Partre per il quale spende tutto il proprio denaro guadagnato lavorando. Insieme cercano l’amore. Chick lo troverà nella dolce Alise e Colin sposerà Chloé, ragazza deliziosa conosciuta durante una festa.

Tra Colin e Chloé nasce un amore è totale e dirompente, ma la loro felicità non è destinata a durare a lungo. Già dalla luna di miele, Chloé si ammala di un male oscuro, che le si annida nei polmoni e le impedisce di respirare. Colin chiude con la sua esistenza oziosa, si mette alla ricerca disperata di un lavoro qualsiasi, spende tutto ciò che ha (e anche quello che non ha) per far vivere la sua Chloé ma nella vita reale l’amore non riesce mai a salvare nessuno perché non può andare contro il destino e il mondo là fuori è un posto terribile, lontano da quello che balla inconsapevole e innamorato sulle note incantate di Duke Ellington.

Musicista, scrittore, poeta, drammaturgo, ingegnere, Boris Vian gioca con le parole e con le cose, inventa una lingua nuova e un universo parallelo che amplifica la tragedia e le contraddizioni della società contemporanea, tra neologismi linguistici, suoni, colori, profumi e immagini fantastiche che sorprendono ancora oggi, a sessantasei anni dalla sua pubblicazione nel 1947.

La felicità che colpisce Colin e Chloé, come pure quella che lega Chick e Alise, è intensa e breve e lascia il posto al dolore e alla sofferenza. Con l’arrivo della malattia di Chloé, tutto il mondo dei protagonisti si contrae e si restringe. Non c’è più musica, non c’è più allegria. Solo un amore disperato che nulla può di fronte al destino e alla società.

La gioia di vivere si trasforma in disperazione, la fantasia senza pensieri viene scacciata dalle necessità della vita pratica, l’indipendenza si scontra con la necessità di un lavoro, per quanto alienante e logorante. La feroce critica di Boris Vian alla società contemporanea emerge dirompente fin dalle prime pagine, puntando il dito contro tutte le istituzioni, dalla religione all’esercito fino alla cultura, divenuta fine a se stessa e che offusca la mente della gente. Dietro Jean-Sol Partre e le sue opere ci sono Jean-Paul Sartre e l’esistenzialismo, l’intellettuale indifferente verso il suo pubblico ma idolatrato dalle masse che per lui perdono la ragione e si conducono alla rovina.

Raymond Queneau riteneva l’opera di Boris Vian «il più straziante dei romanzi d’amore contemporanei». Ma pensare a “La schiuma dei giorni” come a una semplice storia d’amore è riduttivo.

“La schiuma dei giorni” è il libro della vita, quello a cui tornare ogni tanto, a distanza di tempo, e scoprirlo nuovamente pagina dopo pagina, innamorandoti ancora una volta dei suoi personaggi e soffrendo con loro e per loro, fino al drammatico e struggente finale. Un romanzo che è come una poesia: oscura, allusiva e devastante nella sua complessità, che stordisce e rimane a ossessionarci nelle mente come il ritornello di una canzone.

«A diciott’anni prevale la griglia della passione amorosa, a quaranta quella della critica sociale, a sessanta quella del pessimismo della tragedia che tutto annulla» (Daniel Pennac)

La schiuma dei giorni
di Boris Vian
traduzione di Gianni Turchetta
edizione Marcos y Marcos

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