“Un piano perfetto”: recensione (da FilmFilm)

pubblicata su FilmFilm  il 19 settembre 2013

Per aggirare la maledizione che mette fine a tutti i primi matrimoni nella sua famiglia, Isabelle ha escogitato un piano che la conduca felicemente a nozze l’uomo del quale è innamorata: trovare un pollo, sedurlo, sposarlo e divorziare.
Un piano perfetto… se non fosse che il bersaglio scelto è l’infernale Jean-Yves Berthier, redattore di una guida turistica che lsabelle sarà costretta a seguire dal Kilimangiaro a Mosca.

Recensione del film: Un Piano Perfetto

I francesi stanno diventando sempre più bravi nel fare commedie romantiche, prendendo spunto dagli americani maestri del genere e riadattandole sui gusti del pubblico d’oltralpe ed europeo, con una sana dose di cinismo che non guasta mai.
Un piano perfetto ne è l’ennesima prova.

Anche qui abbiamo il solito schema, molto americano e che quindi correrebbe il rischio di annoiare scivolando nel “già visto”, ribaltato però portando al centro della storia la protagonista femminile, una bellissima e divertente Diane Kruger, che certo non è l’eroina dolce e tenera delle commedie classiche.
È innamorata ma, per paura della “maledizione” di famiglia, accetta di sposare un sconosciuto, dal quale poi intende subito per tornare in Francia e impalmare il suo perfettissimo (e infatti un po’ noioso) fidanzato di lungo corso, che è all’oscuro di tutto il piano.
Per quasi tre quarti del film, Isabelle è una vera e propria “bitch”, un’eroina all’incontrario che ha come unico scopo prima quello di conquistare l’ingenuo Jean Yves, autore di guide turistiche conosciuto per caso e che, per una serie di coincidenze, diventerà il candidato ideale per farle da “primo marito”, e poi di farsi odiare da lui per costringerlo a divorziare una volta scoperto l’inganno.
E anche Jean Yves non è certo l’eroe per cui una bellezza come quella interpretata da Diane Kruger potrebbe perdere la testa:poco avvenente, con strani tic d’autore, sicuramente poco sveglio, tanto da cadere quasi subito nella trappola di Isabelle.

Il film si snoda tra il Kenya, dove Isabelle e Jean Yves si “innamorano” e si sposano, e Mosca, dove vive lui e dove la protagonista si recherà per convincerlo a divorziare, dimostrandosi la peggiore compagnia che un uomo possa desiderare di aver a fianco per il resto della vita.
Certo, come tutte le commedie il finale è un po’ scontato, ma il regista Pascal Chaume gioca bene le sue carte, senza essere sdolcinato.
L’ambientazione keniota sa un po’ di maniera, compresa l’inevitabile gag sul cibo e l’altrettanto inevitabile incontro ravvicinato con un leone e gli indigeni. Quella moscovita è invece insolita e intrigante, e corrisponde tra l’altro alla parte migliore del film.

Il gioco degli equivoci regge e si sostiene senza bisogno di ricorrere a volgarità gratuite, complice anche la simpatia innata di Dany Boon e la buona prova comica della Kruger. Ottimi i personaggi di contorno, che ruotano tutti intorno a Isabelle e alla sua particolare storia familiare.

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