Morto Peter O’Toole, l’attore di “Lawrence d’Arabia”

pubblicato su Today il 15 dicembre 2013

L’attore Peter O’Toole è morto. L’interprete leggendario di Lawrence d’Arabia è scomparso all’età di 81 anni, spegnendosi in un ospedale di Londra.

Nel 2012 aveva annunciato il ritiro dalle scene dopo una carriera iniziata in teatro a 17 anni e un talento che lo portò fra i massimi interpreti della cinematografia britannica e mondiale.

Nato in Irlanda il 2 agosto 1932 a Connemara ma cresciuto in Inghilterra, dopo un tentativo di diventare giornalista prima di vincere una borsa di studio per la Royal Academy of Dramatic Arts, Peter O’Toole ha legato il suo nome per sempre al colonnello T.E. Lawrence nel film di David Lean nel 1962, che lo scelse su pressione di Katherine Hepburn, quando era quasi uno sconosciuto attore teatrale, con pochissima esperienza sul grande schermo.

Bellissimo, con gli occhi di un azzurro quasi trasparente, sottilmente ambiguo, capace di sfumature crudeli o romanticissime, fu attore da kolossal ma non rinunciò mai al teatro, nemmeno al cinema, spesso impegnato in film di ispirazione teatrale o letteraria come “Becket e il suo re”, dove interpreta un giovane e irruento Enrico II alle prese con il Thomas Becket di Richard Burton e come “Il leone d’inverno”, che nel 1968 lo vide recitare fianco a fianco proprio con la Hepburn (la sua migliore amica, in onore della quale chiamò Kate la prima delle due figlie avuta dal matrimonio con l’attrice Siân Phillips), rivestendo ancora una volta i panni del Plantageneto re d’Inghilterra.

Ma è stato anche interprete garbato ed affascinante di commedie rosa come il delizioso “Come rubare un milione di dollari e vivere felici” a fianco a Audrey Hepburn e sopratutto nel bizarro “Ciao Pussycat”, film culto del 1965 con Peter Sellers e un giovanissimo Woody Allen nel quale interpreta un affascinante sex addicted circondato a alcune fra le attrici più belle di quegli anni, da Romy Schneider a Capucine a Ursula Andress.

 

Peter O’Toole, leggendario “Lawrence d’Arabia”

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Nel 1966 torna al kolossal con “La Bibbia” di John Houston ma recita anche nel divertissement “Casinò Royale”, parodia dei film dell’agente 007 con David Niven. Ma è quando può interpretare personaggio tormentati che dà il meglio di sè, come quando veste la divisa del criminale nazista sadico ed omicida ne “La notte dei generali” (1967). Gli anni Settanta gli riservano ancora parti interessanti e insolite, come il lord inglese appena uscito dal manicomio nel graffiante “La classe dirigente” (1971), ma l’alcolismo lo divora e negli anni Ottanta la sua carriera scivola via, logorata da un cinema che non sa più proporgli ruoli all’altezza, tranne rare eccezioni come il regista pazzo e megalomane di “Professione pericolo” (1980) e l’attore donnaiolo e alcolizzato “L’ospite d’onore” (1982).

L’alcool dominerà la sua vita, già travagliata. L’ex moglie Siân racconterà di un matrimonio distrutto dalle violenze dovute ai suoi scarsi momenti di lucidità. Dalla relazione con Karen Brown ha avuto un figlio, Loracn.

Per ritrovarlo grande, ancora una volta, bisognerà aspettare il 1987, quando Bernardo Bertolucci lo chiama per “L’ultimo Imperatore”. Seguono poi altri pellicole dimenticabili, fino al ritorno sulla scena da grande attore con “Venus” nel 2006, che gli frutta l’ennesima candidatura all’Oscar; un premio sempre inseguito ma sfumato ogni volta prima contro Gregory Peck nel 1962, poi nel 1968 e ancora nel 1972 e ancora durante gli anni Ottanta. Suo è il record del maggior numero di nomination come miglior attore protagonista senza aver mai vinto: l’unica statuetta è quella “onoraria” che l’Academy gli tributa nel 2003.

Le ultime interpretazioni sono soprattutto per la tv, dove interpreta papa Paolo III nella serie tv “I Tudors”.

È venuto il momento di gettare la spugna, il mio cuore di ottantenne non regge più tanto”, aveva scritto nel 2012 quando annunciò il ritiro. Il cinema, disse, “mi ha portato il successo, la realizzazione personale, il benessere materiale. Mi ha fatto conoscere persone belle, buoni compagni con cui ho condiviso il destino inevitabile di tutti gli attori, compresi i flop. Ma sono convinto che arriva il momento in cui bisogna decidere, da soli, di darci un taglio“.

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