“Masterpiece”: ma c’era proprio bisogno di un talent per scrittori? E lo si doveva fare proprio così?

Ieri sera è andata in onda la seconda puntata di “Masterpiece”, il talent di Rai3 sugli aspiranti scrittori.

Ne avevo già scritto su Today la settimana scorsa, quando c’era stato il debutto. Mi sono costretta a guardare anche questa nuova puntata ma ho deciso che, per quanto mi riguarda, sarà anche l’ultima. Queste sono le mie impressioni a caldo dopo l’esordio il 17 novembre.

“Masterpiece”: il talent per scrittori-casi umani su RaiTre
su Today.it il 18 novembre 2013

“Masterpiece” è il primo talent show dedicato agli scrittori. Una novità nel panorama tv, della quale ha addirittura parlato il New York Times, e che era attesa al varco da molti.

La prima puntata è andata in onda domenica in seconda serata, raccogliendo un ascolto di 689mila spettatori con uno share del 5,14. Per molti l’esperimento è fallito, strozzato dall’estetica à la “Masterchef” e dalla scelta di concorrenti che più che autori sembrano casi umani da show pomeridiano, con tanto di litigate da manuale.

Ci sono l’ex carcerato, il masturbatore compulsivo, l’operaia con alle spalle difficile situazione famigliare, l’impiegata anoressica, e il ragazzo con un nome da donna perché la madre desiderava tanto una femmina. Più che i loro romanzi, sono queste le caratteristiche che restano impresse.

I giudici-scrittori Giancarlo De Cataldo, Andrea De Carlo e Taiye Selasi criticano, stracciano e pontificano come nemmeno il trio Cracco-Barbieri-Bastianich e sembra che all’appuntamento con la prima puntata non siano arrivati i migliori manoscritti e autori ma “i meno peggio” e il momento clou resta comunque quello della stroncatura.

Chi si aspettava una “scuola di scrittura” resterà inevitabilmente deluso, come pure chi cercava uno sguardo dietro le quinte di come si fa un libro e come si costruisce un autore (per questo ci sono gli editor in casa editrice, non gli scrittori).

La formula del format non convince e le prove letterarie sembrano uscite dai temini della scuola media. L’unica trovata è quella dell’ascensore: ogni concorrente ha a disposizione un minuto con Elisabetta Sgarbi, direttore editoriale di Bompiani, per spiegarle perché il suo romanzo è quello giusto nel breve tempo di un viaggio in ascensore.

Della serie “purché se ne parli”, il programma è stato trend topic su Twitter, con gli utenti divisi tra chi elogia l’idea come Beppe Servegnini (“Masterpiece è televisione che prova a fare qualcosa di diverso. Evitare snobismi paraintelluttuali, please”) e chi invece punta il dito sulla scelta dei casi umani e sull’enfasi da “X Factor”.

”Masterpiece” è un talent show come gli altri e l’assenza di nani e ballerine non deve distogliere da questo. L’idea di partenza era allettante, il risultato no, perché non spiega nulla di nuovo, non prova a fare qualcosa di nuovo sostituendo la letteratura alle prove di cucina.

** Ah, se la domenica sera avete voglia di qualcosa di bello e “letterario”, sintonizzatevi su LaEffe, il canale della Feltrinelli sul digitale terrestre, e godetevi Nord e Sud, lo sceneggiato tratto dal romanzo di Elizabeth Gaskell (che si può scaricare gratuitamente in inglese da internet, per chi volesse leggerlo in originale).

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