Compra un libro e tieni lo scontrino: arrivano le detrazioni fiscali per i lettori (ma solo cartacei)

pubblicato sul blog Disturbi Letterari di Today.it il 14 dicembre 2013

Il Consiglio dei Ministri ha approvato una nuova misura che prevede un’agevolazione pari al 19 per cento sui libri fino a un massimo di duemila euro, di cui mille per i libri in generale e altrettanti per i testi scolastici, per i prossimi tre anni.
Ecco che cosa dice l’articolo 17 del DDL sullo sviluppo collegato alla Legge di Stabilità, come riportato da Wuz.

La norma mira a favorire una maggiore diffusione della lettura dei libri, prevedendo a tal fine una detrazione fiscale pari al 19% del prezzo di acquisto da parte del consumatore finale munito di idonea documentazione fiscale. È previsto che con decreto del Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, da emanare entro 30 giorni dall’entrata in vigore della presente legge, siano definite le modalità per usufruire della detrazione d’imposta e per la comunicazione delle spese effettuate, ai fini delle verifica di capienza dei fondi annualmente disponibili, la documentazione fiscale che deve essere rilasciata dal venditore, nonché il regime dei controlli sulle spese. Il comma 5 individua un’idonea copertura finanziaria per la misura prevista.

Tradotto: siete appena usciti dalla vostra libreria preferita con sottobraccio una buona mezza dozzina di libri (diamo per scontato che siate dei “lettori forti”, suvvia) e il primo gesto che fate è buttare via gli scontrini che attestano quanto avete speso? Male! Abituatevi a conservare scontrini e ricevute dei vostri acquisti in libreria proprio come fate con quelli della farmacia, perché pare probabile che si arrivi a questo, anche se ancora non è chiaro quale documentazione dovrà essere presentata.

La norma vale soltanto per i libri cartacei muniti di codice ISBN, ma non si capisce se le detrazioni siano valide anche per chi acquista libri usati (l’ISBN c’è anche su quelli) e soprattutto non si capisce se l’acquisto debba essere fatto esclusivamente in libreria e non negli store online.

Non voglio smorzare l’entusiasmo di chi esulta per questa decisione storica, come l’ha definita il ministro Bray, ma ci sono un paio di considerazioni che secondo me è interessante fare.

Punto primo: per far leggere di più un paese che non legge, basta rendere la lettura detraibile dalle tasse? È solo questo che tiene gli italiani lontani della librerie?

Scrive Andrea Coccia su Linkiesta:

I libri si vendono se si fanno bene e se ne si fanno di meno (ad oggi vengono pubblicati circa 60mila libri all’anno). I libri si vendono se si investe sulla cultura e sulla scuola. I libri si vendono se si combatte la monocultura delle major e se si limitano i poteri delle grandi concentrazioni editoriali. I libri si vendono se non si trattano da lavatrici e se si torna a trattarli come libri. I libri si vendono anche se noi giornalisti ricominciamo a parlarne sul serio, come meritano

Presentando il Rapporto 2013 sullo stato dell’editoria in Italia alla 65esima edizione della Buchmesse di Francoforte, Marco Polillo, presidente dell’Aie (Associazione Italiana Editori), dichiarò lo scorso ottobre:

Chiediamo una politica per il futuro che passi per una vera promozione del libro e della lettura, un’IVA parificata tra ebook e libri di carta, il riconoscimento della centralità dei contenuti all’interno dell’agenda digitale, un aggiornamento serio, non improvvisato, delle normative sul diritto d’autore. Il settore si aspetta molto da una buona politica: non sussidi, ma un supporto basato su regolamentazione, misure in favore dell’innovazione e promozione culturale.

Non mi sembra che la norma varata dal Cdm rientri in quelle «misure in favore dell’innovazione e promozione culturale» chieste dal presidente dell’Aie, che ora plaude all’iniziativa e la definisce «più di un semplice segnale da parte del Governo e del premier Letta». Certo, è meglio di niente ma non vedo l’innovazione e non vedo un’adeguata politica di promozione culturale.

E siamo al punto secondo: dal provvedimento sono esclusi gli ebook.

Cresce il sospetto che l’espressione «favorire una maggiore diffusione della lettura dei libri» in realtà vada presa proprio alla lettera, intendendo per “libri” soltanto quelli che possono essere ricondotti alla definizione che ne dà il Sabatini Coletti, cioè «serie di fogli consecutivi stampati o manoscritti, di identica misura, legati tra loro e muniti di copertina».

A naso, mi sembra una misura che non mira a incentivare la lettura “a prescindere”, come diceva Totò, quanto piuttosto una norma per aiutare editori e librerie – soprattutto queste ultime – invogliando all’acquisto dei soli libri cartacei.

Ma guardiamo gli ultimi dati che riguardano la diffusione della lettura nel nostro Paese.

In Italia soltanto il 46 per cento della popolazione ha dichiarato di aver letto almeno un libro nel 2012, l’annus horribilis dell’editoria nel quale l’unica boccata d’ossigeno è arrivata dal mercato del libro digitale in crescita: gli ebook venduti sono passati dai 900mila del 2011 ai tre milioni e mezzo dello scorso anno (come emerge dalla ricerca “Do readers dream of electronic book?” presentata a marzo a Milano nel corso della conferenza IfBookThen) e sono 1,6 milioni gli italiani che leggono ebook, ossia il 3 per cento della popolazione con più di 14 anni.

Numeri come questi sono solo una goccia nel mare, ma come si fa a fare una norma con l’intento dichiarato di aiutare la diffusione della lettura in questo Paese di non-lettori senza tenere conto dell’editoria digitale, portandoli quasi all’estremo paradosso: meglio comprare un ebook o un libro cartaceo, così magari mi rimetto in tasca un po’ di spicci?

È chiaro che l’editoria italiana non se la passa bene e fa piangere il cuore leggere l’elenco delle librerie, più o meno storiche, costrette alla chiusura negli ultimi anni.

Quindi ben venga qualsiasi idea che cerchi di invogliare la gente a tornare in libreria. Ma, e qui mi ricollego a quanto scritto da Coccia, il libro non è una lavatrice e non dovrebbe essere trattato come tale. Non credo se ne compreranno di più soltanto perché in cambio verrà rimborsata una parte della spesa, non è come un incentivo a cambiare auto o elettrodomestico acquistandone uno più nuovo o più ecologico.

Ormai non si può più considerare il libro soltanto come quell’oggetto fatto di carta e inchiostro che siamo abituati a conoscere. Il libro è quello ma è anche il libro digitale e la lettura è lettura comunque, che sia fatta su pagina o su un e-reader. E proporre un provvedimento come quello appena varato, che mira a favorire la lettura ma tagliando fuori quello che, vuoi o non vuoi, è uno degli aspetti della lettura di oggi e del futuro, secondo me ha poco di innovativo e molto di conservatore.

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